Il sole d’agosto, una strada lunga lunga ed un fumetto che riporta tutto indietro…

Oggi non è una giornata di sole. Oggi non è una giornata di maggio. Oggi c’è un cielo tanto grigio che, novembre levati và. Oggi c’è un tempo che si dovrebbe stare tutti a casa sotto le lenzuola, abbracciati al proprio amore. dovrebbe essere obbligatorio. Dovrebbe essere un obbligo di legge. Ed invece nic, sei inchiodato dietro una scrivania. E ti senti tanto, ma tanto…

Non c’è niente da fare. Oggi la giornata è storta, ma tanto storta che la fottuta torre di Pisa ti sembra dritta, oggi. E allora sei circondato dai ricordi, da una malinconia densa come fosse melassa, quella che Chiara si mangia dopo i pasti e che dici “ma come diavolo fa?” mentre pensi alla nutella e tutto par più bello. Sul serio, sarà il tempo, saranno le nuvole pesanti come una coperta bagnata, ma oggi il tuo cuore è intenerito e arrabbiato, pulsante e immobile. Oggi non c’è verso che l’animo stia al posto giusto. E voi dite “ma perchè allora stai qui a scrivere? mica è il confessionale, questo“. Ma popolino amoroso, voi siete gli invitati, siete i parenti e gli amici, siete prima di tutto esseri umani. Capiterà anche a voi di vivere attimi di sostanziale malinconia, di nevralgica tristezza, di immobilità, o no?

Certo che vi capita. Ma che succede oggi più degli altri giorni? sarà che il giorno si avvicina, quel giorno, sarà che son giorni in cui nemmeno con le cannonate mi viene un’idea buona, o la voglia di disegnarvi qualcosa, o di scrivere, o di fare qualcosa di positivo per voi, e per me…sarà che la stanchezza, quella vera, m’è venuta a bussare alla porta e presenta il conto, ed è venuta con un energumeno ipertiroideo nel caso decidessi di non pagare. Sarà invece che giusto ieri ho finito di leggere una vera e propria opera d’arte, un fumetto signori e signore, un fumetto, ma un fumetto che toglie il fiato. E in questo fumetto c’era un gruppo di ragazzini che giocano in una base segreta e si fanno le loro storie da bambini. E c’è il sole estivo, i pantaloni corti, le canottiere di cotone, i sandali, i piedi nudi, i prati, le ombre incise sull’asfalto che ti danno sensazione vivida di torrido e di fresco insieme. E’ un fumetto che ha evocato la mia infanzia, risvegliandola completamente. Era da tempo che non mi capitava di sentire rumore di stoviglie e cri cri di cicale e l’odore forte del sole d’estate sulle cose del mondo. Insomma, un vero e proprio risveglio dei sensi e della memoria. E allora mi son messo a pensare che la memoria, in fondo, è in gran parte questa: un risollevarsi della sensorialità, un battito rapido di quello che si era ma non oggettivamente, ma dentro un immenso contenitore di sensazioni, di peculiarità intime. C’è l’oggetto della memoria, la strada di paese inondata di sole e tutti i particolari stampati in una immagine immobile ed inamovibile, e poi ci sono i tratti essenziali di quello che provo. E solo con queste sensazioni il quadro si anima. Le foglie e l’erba si muove sotto una brezza calda e lo fa perchè mossa da una sensazione di brezza. E’ così che il mondo è diventato parte di me, e ha preso ad abitarmi. Quel fumetto ha risvegliato il potere della memoria, il potere di ricordare che si è stati in qualche modo qualcuno, e che quel qualcuno non è mai svanito, e non svanirà mai. Siamo tanto presi dal guardare avanti, sempre più avanti, che a volte non ricordiamo nemmeno più la strada che abbiamo percorso, e facciamo così presto a dimenticarci degli ostacoli superati per diventare adulti. In questo modo perdiamo memoria dell’esperienza, e i nuovi ostacoli ci sembrano insormontabili. Diamine, ma vi ricordate quando eravate piccoli e poi il mondo vi ha costretto a diventare grandi? Io mi leggo un fumetto e lì dentro c’è un gruppo di ragazzini che giocano senza sapere che i loro giochi diventeranno qualcosa di terribile nel futuro. “Abbiamo immaginato una cosa del genere quando eravamo piccoli?” dice uno di loro guardando il mostro metallico ergersi sulla città. No, ma l’occhio adulto muta tutto, cambia i connotati. Le cose si trasformano, diventano altro, ed anzi trasformano l’immagine del bambino in qualcosa di lontano, di troppo distante. Ma dietro a tutto, dietro al fatto che quella strada forse non era fatta in quel modo, che magari non c’erano dieci o due o sette finestre aperte, e che magari non c’erano gatti accoccolati sotto le tettoie e nell’ombra morbida, forse, forse chi se ne importa se le cose erano diverse, magari non le ho viste così allora, ma ore le sento con una tenerezza che rallenta il petto, e mi stringe in un sottile sorriso di ringraziamento. Io sono quella strada.

E voi, voi ce l’avete la vostra strada?

A presto popolino…

dateci dentro, per la giustizia nel mondo!

Ora che ci penso…anche noi avevamo nel gruppo di amici di infanzia, quello dei giochi pazzi, delle imprese avventurose, il ragazzo ciccio, quello un pochino sfigato ed il tizio che, levati, questo spacca tanto è carismatico…io chi ero? Oh, bé, non ho mai messo su molti chili quand’ero piccolo, però portavo un cappello davvero figo…no, diamine, non ero io…allora il cerchio si chiude…me tapino…

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7 thoughts on “Il sole d’agosto, una strada lunga lunga ed un fumetto che riporta tutto indietro…

  1. oh scherzi a parte, anche io ieri stavo così. e per fortuna che a me l’infanzia non m’è venuta in mente altrimenti il suicidio sarebbe stata una scusa ottima per disertare il 6 luglio…

    • ma tesssoro, che c’è? unisciti al piagnisteo comune, io sono un’abbonata e anche la Tati ogni tanto passa a trovarci…

      col suicidio oltretutto avresti vinto il concorso, voglio dire, sfido a trovare una scusa migliore…

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