STRIP-O-MARRIAGE #18 – che te la faccio a colori così capisci meglio quel che voglio dirti, caro invitato…

Ormai lo avrete capito: noi vi odiamo. Sì, vi odiamo. Perché tutto quel che vi preme, quando venite qui su queste pagine, è sapere quando potrete venire a gozzovigliare. O meglio, dove, in quale magnifico anfratto di universo posare i vostri occhi famelici e sventrare a mandibolate i tavoli dell’abbuffet. Non vi do torto, farei anche io così. Ma questo non toglie che vi odiamo. E che io possa in qualche modo odiare me stesso oltre il velo della mia personale egoistica trascendevole onnipotenza…

Bene. Questo è il primo punto della sincera questione. Ed in attesa di partire per due giorni striminziti al mare, per recuperare le forze che Voi, bestie fameliche, ci strappate con il vostro inesauribile desiderio di avere sempre più cose appetitose postate su questo popò di blog, nell’attesa, si diceva, vi scrivo queste due lusinghierissime righe, augurandovi un meraviglioso fine settimana anche se sarà tremendamentemente triste perchè vi mancheranno quelli del Dinamico Duo. Cioè noi. Che cazzo è quella faccia? No, siamo noi, mica questi due, né tantomeno loro, anche se…

Bene, nell’ultimo post avete goduto di un momento stupendissimo della tivvì internazionale, mentre oggi ritorniamo, se mai lo abbiamo fatto, a parlare primariamente e principalmente del Matrimoniomiodio, richiamando la vostra attenzione sul profondo malessere che gli sposi provano nei confronti di uno dei momenti più bui della storia dell’umanità, con buona pace del Medioevo. No, non è il Nostro matrimonio. No, non è il fatto che sia di venerdì e qualcuno dirà non posso non mi danno le ferie e compagnia bella . E no, non è perchè Sciacqualani si opererà di emorroidi e finalmente quelli del piano di sotto potranno dormire sonni tranquilli. Parliamo di catering. Il catering, il banqueting, il canchering…il ti prendo pollo…Ma di cosa si tratta? Noi lo sappiamo, lo abbiamo capito, abbiamo compreso. Ora noi siamo edotti. Si tratta…di una mensa. Trattenente lo sconcerto. Inutile fare quelle facce. Inutile che vi affrettiate a chiamare il vostro capo per dirgli che “mi sono sbagliato il 6 luglio niente ferie ti preeego salvami”. Il vostro capo oggi suona occupato. Siete destinati alla mensa. Che però è tutta particolare. Non ci sono le ‘zdore e i piatti non sono riscaldati dal ’68 (ma dall’86, anno in cui esplose il Challenger e Cernobyl). Poi non ci sono i tavoloni dieci per ottantadue in formica, nè il tizio che ti spiacchica nel vassoio le pennette al sugo. Ma allora non è una mensa. Forse non proprio, però c’è una cucina mobile, ci sono apparecchiate immensamente immense e dei camerieri che portano vagonate di cibo da una parte all’altra di ampi spazi resi angusti da un improbabile quanto pericolosissimo assembramento di individui. Sono gli individui che la rendono un crocevia tra una Mensa ed una guerriglia urbana a Bankok. Mica scherzi. Che poi ci puoi trovare chiunque, tipo Darth Vader…

Cosa dite? Certo certo, questo è il comico più brutto dell’universo, ma andiamo, non è maledettamente divertente (lui intendo, mica le buffonate che racconta)? E comunque è proprio questo che vi aspetta, e cioè travestirvi tutti da Darth Vader della domenica. Il nome del Catering? Morte Nera, mi pare ovvio.

Certo, avete ragione. I catering non è una mensa. CI avete sgamati. Comunque nulla toglie il fatto che sarà là che ci troveremo. Dove? In mensa, no? Ostia se siete duri di testa, figli miei…

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