CHE POI UNO DICE: TI SPOSI…

Già, uno dice non mi sposerò mai, perchè sto bene così, son giovane anche se con pochi capelli, sufficientemente maturo e soprattutto assolutamente sano di mente da non avere la benchè minima intenzione di farmi incastrare. Poi arriva lei, quella che mette già in chiaro le cose tipo la seconda volta che uscite insieme, che ti dice “ti sbuccio le ginocchia”  con la stessa frequenza con la quale ti sorride e ti dice ti amo. Al che tu capisci due cose, istantaneamente, sia della vita che delle donne: primo, fa sul serio, anche se lei forse non lo sa o ancora meglio sorride per stemperare gli occhi iniettati di sangue che chiedono “per favore, commetti QUELL’errore” (senza sapere invero di quale errore si tratti, e quindi va bene qualunque); secondo, il resto della tua vita sarà così. Punto. Lascia stare, non provare a ribattere. Lo sai anche tu. Perchè era ieri che te ne andavi in giro con l’eskimo, parlavi di letteratura americana, spendevi una vagonata di quattrini in libri/fumetti d’autore-così-dicevi-e-invece-erano-le-solite-pecoronate-giapponesi. Dicevi, io sono libero. Andavi al cinema che i soldi erano pochi ma abbastanza. L’amore era tutto intorno a te, ne eri circondato. Amavi il prossimo tuo. C’era lo s*#&!o che tagliava la strada con il suo suv e tu, con il suo eskimo/giacchettino azzurro comprato a 3 euro al remida day, tu dicevi a te stesso e al mattino di maggio “sono un uomo libero”, e come tale volevi restare.

Col cazzo.

Ti sbuccio le ginocchia. Un memento mortale. Un brivido lungo la schiena. Ecco. Adesso sai che la giacchettina azzurra che ti faceva tanto ggiovane (e di cui abbiamo un contributo) è stato solo un sogno dal quale ti sei dovuto svegliare. Ti ci hanno svegliato, mannaggia…

che quando hai vent’anni suonati dici: che problema c’è se anche mi sta a filo? Mica devo ingrassare…Ha ha ha…Vallo a dire a quello che sei a trent’anni se hai il coraggio, caprone…

Ma questa è la vita, e l’amore disperso per il mondo, quel modo tanto sincero di vivertela, tanto con spasso quanto con pesantezza e tristezza, quell’universo che sei andato a cercarti in giro per il Mediterraneo insieme a uno più pazzo di te, tutto quel girovagare quel darsi mete senza pace, quel pensarsi libero, diamine sì, libero di pensarsi come un unico che non ha che da avvalersi di buoni amici e qualcuno che gli cucini ogni tanto qualcosa di  anche solo commestibile, ecco…finito come uno starnuto…ma dove?

Andiamo, non potrà mica essere così…così? Diamine, ricorda sempre che ti sbuccio le ginocchia. Tutti voi, uomini o ominidi, avete a che fare col medesimo performante cataclisma femmineo: se non sono le ginocchia è qualcos’altro, se non c’è di mezzo lo sbucciare, il pelare il tritare, il macinare, il tagliare pestare inchiodare affettare disossare, qualcosa, di sicuro, le vostre donne, vi dicono per tenervi lì, buoni in quel perfetto antro d’amore che è la coppia.

Perchè Chiara mi sbuccia le ginocchia, ma poi mi tiene sulle sue mentre insieme raccogliamo i nostri cocci quotidiani, mentre ci guardiamo e confessiamo a noi stessi che sì l’universo è pieno, ma a noi che diavolo ce ne importa? Tu hai me, io ho te ed il tuo pela-ginocchia…

se non è amore questo…

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